Visualizzazione post con etichetta Vangeli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vangeli. Mostra tutti i post

sabato 23 maggio 2015

Oscar Romero Beato



 Sapienza 3, 1/10
Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,
nessun tormento le toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero;
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro partenza da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza è piena di immortalità.
Per una breve pena riceveranno grandi benefici,
perché Dio li ha provati
e li ha trovati degni di sé:
li ha saggiati come oro nel crogiuolo
e li ha graditi come un olocausto.
Nel giorno del loro giudizio risplenderanno;
come scintille nella stoppia, correranno qua e là.
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli
e il Signore regnerà per sempre su di loro.
Quanti confidano in lui comprenderanno la verità;
coloro che gli sono fedeli
vivranno presso di lui nell'amore,
perché grazia e misericordia
sono riservate ai suoi eletti.
Ma gli empi per i loro pensieri riceveranno il castigo,
essi che han disprezzato il giusto
e si son ribellati al Signore.

sabato 19 aprile 2014

Pasqua di Resurrezione 2014

Amiche e amici, lettori e lettrici, Buona Pasqua!


"Paradosso, certo, la resurrezione. 
Ma, proprio per questo, può essere narrato in modo credibile solo da altri paradossi, da quell’amore folle che arriva ad abbracciare perfino il nemico. 
Il cuore della fede cristiana è esattamente questo: credere l’incredibile, amare chi non è amabile, sperare contro ogni speranza. 
Sì, fede, speranza e carità sono possibili in ogni condizione, anche la più sofferta, se si crede alla resurrezione."

Enzo Bianchi

venerdì 4 ottobre 2013

San Francesco patrono d'Italia

Oh Signore, fa di me uno strumento della tua pace
dove è odio, fa che io porti l'amore
dove è offesa, che io porti il perdono,
dove è discordia, che io porti l'unione,
dove è dubbio, che io porti la fede,
dove è errore, che io porti la verità,
dove è disperazione, che io porti la speranza,
dove è tristezza, che io porti la gioia,
dove sono le tenebre, che io porti la luce.
Maestro, fa che io non cerchi tanto
di essere consolato, quanto di consolare,
di essere compreso, quanto di comprendere,
di essere amato, quanto di amare.
Perchè è
dando, che si riceve,
perdonando, che si è perdonati,
morendo, che si resuscita a vita eterna.

da PensieriParole

giovedì 3 ottobre 2013

Lampedusa 3 ottobre 2013


Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.  E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,  e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 

Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.  Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato,  nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi".  
Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?  Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?  E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?" 
Rispondendo, il re dirà loro: "In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me".  

Poi dirà a quelli alla sua sinistra: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.  Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato".
Anch'essi allora risponderanno: "Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?"  
Ma egli risponderà: " In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me".  

E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna». 

Matteo 5, 31/46

e canale di Sicilia infinite volte...

sabato 30 marzo 2013

Santa Pasqua 2013

Saint-Étienne-du-Mont, Parigi


La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.

SAl 117

"Amo questo e amo farlo perché il Signore così mi ha insegnato. Ma anche voi, aiutateci: aiutateci sempre. L’un l’altro. E così, aiutandoci, ci faremo del bene. Adesso faremo questa cerimonia di lavarci i piedi e pensiamo, ciascuno di noi pensi: “Io davvero sono disposta, sono disposto a servire, ad aiutare l’altro?”. Pensiamo questo, soltanto. E pensiamo che questo segno è una carezza di Gesù, che fa Gesù, perché Gesù è venuto proprio per questo: per servire, per aiutarci."
Papa Francesco

I miei migliori auguri di buona Pasqua a tutti voi cari lettori. 

giovedì 14 marzo 2013

Perfetta letizia!

Stupefatta, attonita, felice.

13/03/13 ore 19.06, Roma caput mundi.

Annuntio vobis gaudium magnum; habemus Papam: 
Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, 
Dominum Georgium Marium Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio
qui sibi nomen imposuit Franciscum!


"Fratelli e sorelle, buonasera!
Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.
[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre]
E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!
E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.
[Silenzio]
Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
[Benedizione Apostolica "Urbi et Orbi"]
Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!"
Papa Francesco

 Buen camino, buona strada insieme!

mercoledì 27 febbraio 2013

Servire

«I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere.
Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».
Mt 20, 25-28

mercoledì 13 febbraio 2013

Mercoledì delle Ceneri

Convertitevi e credete. 


"Perciò, - dice il Signore, -
tornate sinceramente a me
con digiuni, pianti e lamenti.
 
Non basta strapparsi le vesti,
bisogna cambiare il cuore!".
 

Gl 2,12-18

"Crea in me, o Dio, un cuore puro;
dammi uno spirito rinnovato e saldo." 
Sal 51, 12  

 "Tu invece, quando fai un digiuno, lavati la faccia e profumati i capelli, perché la gente non si accorga che tu stai digiunando. E Dio tuo Padre, che vede anche ciò che è nascosto, ti ricompenserà."
Mt 6, 17-18

martedì 25 dicembre 2012

Santo Natale 2012


Se saremo tutti più consapevoli, di noi stessi e del mondo che ci circonda, potremo costruire un futuro migliore. 
Questo è l'augurio che faccio a tutti i miei (meno di 25) lettori.

venerdì 31 agosto 2012

Grazie

«Lampada ai miei passi la tua parola, luce al mio cammino»



Carlo Maria Martini (15.02.1927 – 31.08.2012)

giovedì 5 aprile 2012

Santa Pasqua 2012

"Gesù offre la sua vita e, liberamente e per amore, va verso la propria morte facendosi schiavo. Per questo, come al gesto eucaristico, così anche al gesto della lavanda fa seguito il comando: “Come io ho lavato i piedi a voi, così fate anche voi”. E la chiesa, se vuole essere chiesa del Signore, così deve fare in obbedienza al suo mandato: spezzare il pane, offrire il vino, lavare i piedi nell’assemblea dei credenti e nella storia degli uomini." 
Enzo Bianchi


Buona Pasqua di resurezione a voi tutti.

venerdì 24 dicembre 2010

Santo Natale 2010

BUON NATALE E LIETO 2011 A TUTTI VOI



In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.

C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: "Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia". E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:

"Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama".

Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l'un l'altro: "Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.





Al censimento che si propone di contare i sudditi dell’impero (per motivi militari e fiscali), si oppone il popolo di Dio, il popolo dei santi che solo Dio conosce e di cui nessuna grandezza storica, religiosa o profana, può farsi padrona. Il popolo dei redenti nell’Apocalisse è descritto come “moltitudine che nessuno poteva contare” (Ap 7,9) e il censimento del popolo di Dio ordinato da David nell’Antico Testamento viene condannato da Dio (cf. 2Sam 24; 1Cr 21). La forza della chiesa non sta nel numero dei suoi adepti, nei numeri esibiti che dicono forza e prestigio, né la chiesa è chiamata a schierarsi tra le forze attive e potenti nello spazio pubblico ponendo sul piatto della bilancia “i numeri” che può vantare. E questo non solo perché la massificazione implicita nella riduzione della persona a numero è sempre pericolosa, ma anche perché solo Dio scruta il cuore umano e conosce la fede dell’uomo, la quale abita una dimensione di mistero che non può essere violata.
Al suo nascere Gesù appare tra gli emarginati, tra le “vite di scarto”, tra coloro che non destano interesse e non contano. E non su di lui si manifesta la luce della gloria divina, ma sui pastori (cf. Lc 2,9): essi ne hanno bisogno per riconoscere la presenza di Dio nella povertà e debolezza della carne umana. E con loro, anche noi ne abbiamo bisogno.
Luciano Manicardi

giovedì 23 dicembre 2010

E voi, chi dite che io sia? (Lc 9, 20)

Dato il rischio di censura diffondo!

LETTERA DI NATALE 2010


Premessa

Il desiderio di continuare, approfondire, ampliare gli incontri, le relazioni e il dialogo ci sollecita, anche quest’anno, a Natale, a comunicare pubblicamente alcune nostre riflessioni, dato che siamo coinvolti nelle storie di tante persone. A dialogare, in questo tempo presente particolarmente complesso e difficile, con voi riguardo alla presenza determinante di Gesù di Nazaret nella nostra vita di uomini e di preti. Il nostro cercare di diventare ogni giorno cristiani si riferisce a Lui, nel tentativo di essere coerenti al seguito della sua persona e del suo insegnamento. Il rapporto con Lui ci spinge a incontrarlo negli altri, in chi è affamato, assettato, nudo, ammalato, in carcere, forestiero. L’incontro con le persone ci sollecita a incontrare Lui continuamente per riceverne luce, forza e sostegno.


Laicità di Gesù

Gesù ci affascina profondamente a cominciare dalla sua nascita in modo misterioso da Maria, ragazza semplice appartenente al popolo povero di Nazaret. Ci colpisce il suo venire al mondo in un luogo anonimo: Maria e Giuseppe non erano stati accolti!

Ci impressiona la laicità di Dio, che non pretende luoghi speciali, spazi sacri, templi religiosi; e nemmeno di essere ricevuto da persone considerate importanti dalle autorità culturali, politiche, militari e religiose che nemmeno si accorgono della sua nascita a differenza dei pastori, gente ai margini della società (Lc 2,1-21). Testimoniare in modo credibile la sua nascita a Betlemme comporta semplicità, libertà da ricchezze e privilegi, da solennità e apparati religiosi, da legami con il potere.

Ci coinvolge in profondità la riflessione sull’esilio in Egitto a cui la giovane famiglia è costretta: immediato è l’accostamento ai milioni di profughi nel mondo; ai volti, ai nomi, alle storie incontrate in questi anni e tuttora presenti nelle nostre comunità a causa degli Erodi del tempo presente e dei loro regimi militarmente violenti e dittatoriali (Mt 2,13-15). La vita discreta della famiglia di Nazaret ci chiama a riflettere, dopo il rientro dalla terra straniera, sulla partecipazione alle tradizioni popolari non in modo formale, ma dentro a relazioni serene e incontri significativi.

Ci interpellano la concretezza e il mistero di tanti anni vissuti da Gesù nella casa paterna in semplicità, nella sobrietà e nel lavoro, con sensibilità, fede profonda, disponibilità e relazioni significativamente amicali (Lc 2, 22-52). L’immersione nella quotidianità ci porta ad osservare, con gli occhi del cuore, l’amore, l’amicizia, la disponibilità di tante donne e di tanti uomini, di tanti giovani che nel nostro tempo formano la struttura portante della comunità e dell’intera società.


Gesù in mezzo alla gente

Ci sorprende e ci affascina la comparsa di Gesù sulla scena pubblica, sulla riva del Giordano in mezzo alla folla che attende il battesimo del profeta Giovanni - poi martire - senza immunità e privilegi, senza alcun segno distintivo (Mt 3, 13-27). Con questa scelta programmatica Egli ci dice dove Dio si rivela e sta: in mezzo, coinvolto, partecipe, non lontano, non al di sopra, non laterale, non indifferente. E così chiama anche noi a stare in mezzo, coinvolti, partecipi, schierati con le persone povere e sofferenti, che fanno fatica; anche noi senza nessun segno distintivo, abito particolare, titolo onorifico, ma con l’unico segno della nostra umanità disponibile.


Gesù incontra

Questo Gesù ci provoca continuamente attraverso gli incontri che Egli vive con tutte le persone, proponendo un’attenzione preferenziale a quelle che sono poco o nulla considerate, malate, discriminate, emarginate, abbandonate.

L’attenzione accogliente dei bambini trascurati (Mt 19, 13- 15) diventa oggi il nostro impegno a salvaguardarne il diritto alla vita, agli affetti, all’istruzione, al gioco, alla serenità, liberandoli dalla condizione di schiavitù lavorativa, da quella sessuale, da quella delle armi, mentre siamo tenuti a sostenerne e favorirne i sogni, le qualità e le potenzialità.

L’attenzione e la tenerezza di Gesù nei confronti delle donne sono straordinarie e rivoluzionarie in quel contesto sociale, culturale e religioso. Parla con loro, le avvicina –come con la suocera malata di Pietro- e si lascia toccare e accarezzare i piedi da una donna, la prostituta; supera con le sue parole e i suoi gesti semplici le discriminazioni e le sottomissioni, i tabù, le impurità legate al sangue (Lc 8, 43-48). Aiuta in particolare alcune di loro, come Maddalena, a liberarsi da difficoltà e tribolazioni comunicando fiducia, speranza e incoraggiamento. Saranno loro le prime annunciatrici di Gesù Risorto, vivente oltre la morte.

Questi incontri di Gesù di Nazaret provocano la società ad una considerazione molto più umana della donna, liberata da strumentalità, volgarità e da continue e impressionanti violenze a cominciare dalle realtà familiari, dalla condizione di schiavitù e di sfruttamento sessuale. Per la Chiesa questi incontri dovrebbero stimolare ad un’autentica valorizzazione della differenza di genere e favorire la presenza delle donne, il loro protagonismo, le loro decisioni, la possibilità di svolgere diversi ministeri, come avviene ad esempio nelle Chiese Evangeliche. Siamo commossi quando riusciamo a mettere in relazione gli incontri di Gesù con le persone ammalate nel corpo, nella mente, nell’anima, e i nostri incontri quotidiani con le stesse persone: paralitici, sordi, muti, ciechi, sofferenti psichici, oggi anche ammalati di cancro, di aids; persone angosciate e disperate.

Gesù ci rivela il Dio che vive la compassione, che partecipa, accoglie, guarisce, incoraggia (Mt 15, 29-1). Le sue parole e i suoi gesti ci coinvolgono nell’attenzione, nella premura e nella cura delle persone chiedendoci umanità e competenza con investimenti economici adeguati a rispondere alla loro dignità, riconvertendo ad esempio le spese militari in opere sociali di giustizia. Ci affascinano e commuovono gli incontri del Maestro con le persone scomunicate dalla legge, dal tempio e dalla sinagoga, condannate a morte come l’adultera portata davanti a Lui sul piazzale del tempio (Gv 8, 1-11). Egli accoglie, ascolta, perdona, infonde fiducia e speranza per il futuro: radicale nelle proposte e insieme attento, premuroso e misericordioso con le fragilità delle persone, delle loro storie, delle loro diversità. Un atteggiamento difficile da seguire nella società e nella Chiesa dove moralismo e atteggiamenti punitivi sembrano spesso prevalere. Gesù si sdegna e si esprime con durezza solo nei confronti di coloro che si presumono giusti (Lc. 18 9-14) e vivono l’ipocrisia dell’ostentazione, del potere religioso e politico per coprire ingiustizia, oppressione e corruzione: “Guai a voi!” (Mt 23, 13-36).


Gesù insegna

E ancora ci affascina l’atteggiamento di Gesù con la gente del popolo, disprezzata dalle classi dirigenti. Gesù è un laico, non un sacerdote, non un rabbino: il suo insegnamento proviene dall’intima comunione con il Padre e lo Spirito. Sta in mezzo e insegna non una dottrina, bensì un modo di essere, di sentire, di relazionarsi. Rivela un Dio che è Padre a cui rivolgersi con semplicità, affetto, confidenza e fiducia (Lc 11, 1-13). Insegna che la legge è fatta per l’uomo (Mc 2, 21-28), che è a protezione dei deboli; se invece garantisce soltanto il più forte è da cambiare, come insegna don Lorenzo Milani nella scuola di Barbiana.


Gesù il potere e il denaro

Insegna con le sue parole e con le sue scelte che il potere nella società, nella politica e nella Chiesa deve essere inteso solo come servizio alle persone e al bene comune (Mt 20, 20-28). Pensiamo al mondo, all’Italia di oggi e a coloro che usano il potere con arroganza, illegalità, corruzione, violenza, razzismo e si dichiarano cristiani mentre si vantano di promuovere e difendere questa identità. Pensiamo anche al potere esercitato nella Chiesa quando si decide dall’alto, non si ascolta, non ci si confronta, non si dialoga, in nome dell’autorità e di un’obbedienza dovuta all’istituzione religiosa piuttosto che al Vangelo.

Gesù insegna a liberarci dall’ossessione del denaro e dei beni, perché il senso della vita non dipende da essi (Lc 13-21). Dichiara iniqua ogni forma di ricchezza quando non è condivisione ma accumulo di beni sottratti ai fratelli; ne derivano, per il presente, una critica radicale al capitalismo e al materialismo che impoveriscono e, di conseguenza, una richiesta incessante di giustizia, uguaglianza e condivisione (Mt 14, 13-21).

Le sue parole e i suoi gesti ci insegnano in modo chiaro e definitivo la nonviolenza attiva e l’impegno per la pace, la liberazione dall’inimicizia: “Beati i non violenti e quelli che diffondono la pace”: sono figli e figlie di Dio (Mt 5, 5 .9). La produzione e il commercio delle armi, la giustificazione delle guerre, i cappellani militari, i funerali religiosi di stato in cui le parole dei celebranti sono scandalosamente simili a quelle dei Ministri della difesa; il recente stanziamento delle commissioni di difesa della Camera e del Senato di quasi un miliardo di euro per gli armamenti; le armi atomiche custodite, forse anche aumentate nel numero, nella nostra terra, nella base Usaf di Aviano, ci appaiono quali ripetute ferite al Vangelo della pace.

La verifica della fede in Lui non è l’ortodossia dottrinale, bensì la disponibilità a incontrarlo nell’uomo sofferente, colpito, gemente sul ciglio della strada, simbolo concreto di ogni persona che fa fatica (Mt 25, 31-46). Sono diverse le reazioni alla sua persona, alle sue parole e ai suoi gesti: favore popolare, folle acclamanti poi perplesse e distanti, critiche progressive delle autorità politiche e religiose, fino a essere considerato insopportabile, per il suo amore incondizionato, l’appello alla conversione, al cambiamento del cuore, della mente, delle relazioni, delle istituzioni, della politica, della religione.


Gesù provoca

Gesù di Nazaret è un rivoluzionario politico?
Non secondo gli schemi e i criteri consueti, ma nel senso più profondo e completo lo è più di ogni altro. La sua critica ai potenti è evidente proprio perché continua è la sua difesa delle persone umiliate. Seguirlo significa operare le stesse scelte nella società e nella Chiesa di oggi (Lc 26, 20-26).

E’ un operatore di pace e di solidarietà?
Non secondo gli schemi e i criteri comuni, ma nel senso più profondo e completo lo è più di ogni altro. Seguirlo significa operare le stesse scelte nella società e nella Chiesa di oggi (Lc 10, 25-37).

Gesù di Nazaret è religioso?
Si realizza uno scontro aperto tra Lui, l’Uomo della fede e i sacerdoti della religione, tra il Figlio della libertà di Dio e i gestori del potere religioso e del suo legame con il potere politico, economico e militare (Mt 26, 57-68). Dio, il Padre con cui è in continua confidenza, non benedice di certo la situazione esistente; un mondo così non è per nulla organizzato secondo il cuore e il progetto di Dio, non è parte del Regno di Dio. Il Dio di Gesù è completamente alternativo al dio del Tempio e agli dei dell’impero: l’unica sua legge è quella dell’amore: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 13, 34).

E cosi oggi ci si dovrebbe, con decisione, liberare dalla tentazione di politeismo presente nella Chiesa, perché ci si riferisce a diversi dei: dei poteri, dei templi, degli eserciti, dei razzismi, delle mafie. È urgente ritrovare in modo chiaro e autentico il Gesù dei Vangeli che ci rivela in modo chiaro il volto di Dio: umanissimo e solidale. Seguire questo Gesù significa per noi non essere funzionari della religione, ma uomini e preti a servizio delle persone.

Partecipiamo con commozione alla sua vita quando parla, quando comunica, quando stringe le mani, quando accarezza, quando si sdegna e si arrabbia, quando mangia, quando è stanco e dorme, quando gode dell’amicizia e dell’ospitalità, quando piange per la morte dell’amico e quando gli scendono lacrime di tristezza di fronte alla città che non ha capito e ha rifiutato il messaggio di pace. Proprio questa straordinaria umanità ci rivela il volto di Dio. E ancora quando è tentato di percorrere la strada facile del consenso e del successo; quando manda all’aria i tavoli dei cambiavalute nell’atrio del tempio; quando si ritira solo a pregare durante tutta la notte in dialogo intimo con il Padre (Lc 6,12).

Lo sentiamo come amico profondamente vero, autenticamente umano come nessun altro, perché Egli continua ad incontrare tutte le persone nella loro umanità: sole, sposate, separate e divorziate, disabili, immigrate, omosessuali, carcerate, rinchiuse nei centri di identificazione ed espulsione -come a Gradisca di Isonzo- prostitute; persone attive e serene, angosciate e disperate, tutte con uguale accoglienza e comprensione. Da Lui può derivare solo la Chiesa dell’accoglienza, delle porte aperte, senza pregiudizi e discriminazioni per nessuno (Lc 15, 1-32).


L’ora del dolore

Partecipiamo alla sua desolazione nel Getsemani, all’agonia e alla tristezza infinita nel provare l’abbandono, il vuoto, il fallimento; la paura della violenza e della morte; il suo affidarsi al Padre, per fedeltà e coerenza.

Gli stiamo vicini nell’ora del processo, della condanna, della tortura e dello scherno, e lo vediamo in mezzo alla moltitudine dei condannati e dei torturati di tutti tempi, sotto tutti i cieli, vittima fra le vittime (Mc14, 27-15, 36).

Lo accompagniamo nel tragitto al luogo dell’esecuzione capitale, partecipando al dolore di ogni esistenza colpita, ferita, abbandonata. Lo contempliamo con sofferta meditazione e commozione sulla croce che scorgiamo collocata in mezzo alle innumerevoli croci delle persone e dei popoli crocifissi (Mc 15, 21- 41).

Come ci parla il pastore D. Bonhoeffer, in Gesù crocifisso Dio si rivela impotente nel mondo e, proprio per questo, pienamente e definitivamente solidale con noi, per questo suo amore incondizionato. L’abbandono drammatico che Gesù sperimenta esige l’affidamento a Dio proprio nel momento dell’interrogativo sulla sua presenza o assenza.

Una profonda commozione di fronte a Gesù Crocifisso e, di conseguenza, tristezza e sdegno, ci investono per come viene usato strumentalmente da una religione etnicizzata per contrastare e attaccare le persone diverse per cultura e fede religiosa che vivono con noi. Egli che ha dato la vita per gli altri viene volgarmente utilizzato per negare la vita degli altri.


L’ora della speranza

L’amore non può essere chiuso in un sepolcro. “Dio l’ha fatto risorgere liberandolo dal potere della morte” (At 2,24). E’ l’incontro con Lui Risorto, vivente oltre la morte che ci comunica forza interiore, coraggio, speranza nel tempo della tribolazione, della prova, della delusione e dello smarrimento, come ha comunicato alle donne e agli uomini di quel tempo (Lc 24, 15-35).

E ciò nella quotidianità della vita e della storia, oggi come allora: in una stanza, in un cimitero, in riva al lago, per le strade, in carcere, in ospedale, nelle scuole, nelle fabbriche, nelle comunità di accoglienza.

Come sulla strada di Emmaus, cosi anche oggi è fondamentale la sua presenza, sempre da riscoprire, sempre da riconoscere, parola profonda che comunica luce, forza interiore e speranza; concretezza nella condivisione fraterna del pane, di quanto necessario per vivere con dignità.

Riferirci a questo straordinario Gesù di Nazaret provoca continuamente un coinvolgimento profondo della nostra vita di uomini e di preti.


Conclusione

Per noi, per la Chiesa, seguire Gesù e il suo Vangelo comporta conseguenze evidenti nelle scelte della vita, nelle relazioni con le persone, con il denaro e i beni, nella concezione e nella pratica del potere, delle leggi, della cultura, della democrazia, dell’economia, dei rapporti con il creato. Egli comunque continua a comunicare: tante persone in modo implicito ed esplicito lo seguono riconoscendolo come Maestro per eccellenza e sentendolo vicino, umano, amico.

Anche noi osiamo sentirci fra questi: provocati e confortati da Gesù, il Figlio di Dio.


I preti: Pierluigi Di Piazza, Mario Vatta, Antonio Santini, Franco Saccavini, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo, Alberto De Nadai, Andrea Bellavite, Luigi Fontanot, Albino Bizzotto.

sabato 27 novembre 2010

Avvento

Riordinare la casa, tirare fuori gli addobbi natalizi, riordinare la vita per lasciare spazio al Signore che viene. E' Avvento!

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla fi nché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Matteo (Mt 24, 37-44)

Il vangelo, istituendo un parallelo tra il diluvio, che sconvolse la quotidianità ripetitiva della vita della generazione di Noè, e la venuta del Figlio dell’Uomo, ammonisce a non annegare nella banalità dei giorni. La generazione di Noè non è dipinta da Gesù come malvagia o empia, ma semplicemente come incosciente: “Non si accorsero di nulla”.  La generazione di Noè perì per mancanza di discernimento. E così perì due volte: nel diluvio e senza sapere perché. Noè, invece, seppe discernere e così salvò se stesso e il futuro: il discernimento dell’oggi salva il futuro. E questa è la responsabilità. La colpa, se di colpa si deve parlare, intravista nel nostro testo, è dunque l’irresponsabilità, l’assenza di discernimento.

Vigilare significa esercitare l’intelligenza, la riflessione, il pensiero sui tempi che si vivono, per non essere sorpresi dalle catastrofi che si preparano nascostamente nell’oggi nella storia, nella chiesa, nelle relazioni famigliari e personali. Il credente è chiamato a pensare e conoscere l’oggi a partire dalla venuta del Signore e dalle sue dimensioni di impensato e di ignoto.

La venuta del Signore non impegna solo a vigilare sui tempi, ma anche sulla verità del proprio cuore. Il riferimento alle due persone impegnate nello stesso lavoro, che nulla sembra distinguere, e di cui però una viene presa e l’altra lasciata, indica che ciò che nella quotidianità dei giorni può rimanere nascosto, sarà manifestato alla venuta del Signore. La differenza si gioca nell’invisibile interiorità. “In interiore homine habitat veritas” (Agostino); “Il cammino della conoscenza porta verso l’interiorità” (Novalis).

LUCIANO MANICARDI  Comunità di Bose

domenica 25 luglio 2010

San Giacomo

Una tradizione risalente almeno a Isidoro di Siviglia narra che Giacomo andò in Spagna per diffondere il Vangelo. Se questo viaggio avvenne, fu seguito da un ritorno dell'apostolo in Giudea, dove, agli inizi degli anni quaranta del I secolo il re Erode Agrippa I «cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa, e fece uccidere di spada Giacomo fratello di Giovanni».
Giacomo fu il primo apostolo martire. Dopo la decapitazione, secondo la Legenda Aurea, i suoi discepoli trafugarono il suo corpo e riuscirono a portarlo miracolosamente sulle coste della Galizia. Il sepolcro contenente le sue spoglie sarebbe stato scoperto nell'anno 830 dall'anacoreta Pelayo in seguito ad una visione luminosa. Il vescovo Teodomiro, avvisato di tale prodigio, giunse sul posto e scoprì i resti dell'Apostolo. Dopo questo evento miracoloso il luogo venne denominato campus stellae ("campo della stella") dal quale deriva l'attuale nome di Santiago de Compostela, il capoluogo della Galizia..








Ovunque tu vada c'è una strada che porta a Santiago!

lunedì 29 marzo 2010

Santa Pasqua 2010

No, credere a Pasqua non è
giusta fede:
troppo Bello sei a Pasqua!
Fede vera è al venerdì santo
quando Tu non c'eri
lassù!
Quando non un'eco
risponde
al tuo alto grido
e a stento il Nulla
dà forma
alla tua assenza.

David Maria Turoldo

Care amiche e cari amici un profondo augurio di Buona Pasqua.

mercoledì 24 marzo 2010

Oscar

Óscar Arnulfo Romero y Galdámez (Ciudad Barrios, 15 agosto 1917 – San Salvador, 24 marzo 1980)

E' stato ucciso in chiesa mentre celebrava l'Eucarestia: "Questo è il corpo e il sangue di Gesù Cristo!".
E' stato ucciso perché: «Monsignor Romero sapeva che il suo atteggiamento alimentava la speranza di una vita più libera, più umana e lo faceva inforza della sua missione di cristiano e di vescovo». Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea

Mi chiedo perché sono passati 30 anni e non è ancora stato proclamato Santo?

Non uccidere

In nome di Dio vi prego, vi scongiuro,
vi ordino: non uccidete!
Soldati, gettate le armi...
Chi ti ricorda ancora,
fratello Romero?
Ucciso infinite volte
dal loro piombo e dal nostro silenzio.
Ucciso per tutti gli uccisi;
neppure uomo,
sacerdozio che tutte le vittime
riassumi e consacri.
Ucciso perché fatto popolo:
ucciso perché facevi
cascare le braccia
ai poveri armati,
più poveri degli stessi uccisi:
per questo ancora e sempre ucciso.
Romero, tu sarai sempre ucciso,
e mai ci sarà un Etiope
che supplichi qualcuno
ad avere pietà.
Non ci sarà un potente, mai,
che abbia pietà
di queste turbe, Signore?
nessuno che non venga ucciso?
Sarà sempre così, Signore?

David Maria Turoldo

giovedì 24 dicembre 2009

Santo Natale

Per fortuna nella mia regione non sono l'unica che si scandalizza dell'andamento cultural-social-religioso. Per gli auguri di Natale vi dedico questo estratto della lettera di Natale che alcuni sacerdoti del FVG hanno scritto quest'anno. E' un po' lunga ma merita, meditatela.

Buon Natale a tutti voi, vicini e lontani.



Crediamo nel Dio che ascolta le grida, i gemiti, i silenzi delle persone e dei popoli
impoveriti, colpiti, oppressi, sfruttati, crocifissi; che prende a cuore la loro condizione, si fa presente come il Dio della liberazione e della vita; incoraggia, sostiene e accompagna le esigenze di dignità, di giustizia, di uguaglianza.
Crediamo nel Dio della creazione, che ha fatto ogni cosa per l’armonia e il bene,
che ha affidato il creato all’uomo affinché custodisca con diligenza l’ambiente e non dimentichi mai che i beni della terra sono destinati alla vita di tutti.
Crediamo in un Dio con il quale si può dialogare, ma anche protestare, chiedendogli
il perché di tante morti, sofferenze, ingiustizie…
Crediamo nel Dio in tanti e diversi modi invocato nelle diverse parti del Pianeta,
al quale tanti chiedono la forza di vivere in condizioni spesso drammatiche e di amare anche quando non ci si sente amati.
Crediamo nel Dio dei profeti che denunciano l’ipocrisia e la falsità di un culto religioso non solo staccato dalla vita, ma copertura dell’ingiustizia e della violenza; che sollecitano continuamente a prendersi cura dei poveri, degli orfani, delle vedove, degli stranieri.
Crediamo nel Dio della giustizia, della condivisione, della fraternità.

Crediamo nel Dio che si è rivelato nell’Uomo, in Gesù di Nazaret fragile e impotente
nel mondo, dalla nascita nella grotta degli animali a Betlemme fino all’uccisione sul legno della croce: crocifisso, vittima fra le vittime; vivente oltre la morte, compagno quotidiano di viaggio nella nostra vita.
Crediamo nel Dio che in Gesù di Nazaret conforta, sostiene, purifica l’amicizia e
l’amore; la semplicità di cuore, di sguardi e di gesti; la sobrietà, la convivialità festosa fra le differenze.
Crediamo nel Dio che in Gesù ci chiama continuamente a convertire
la mente e il cuore, sempre infondendo fiducia, incoraggiamento e pace…
Crediamo nel Dio di Gesù presente con il suo santo Spirito nelle case e nelle fabbriche, nelle scuole e negli ospedali, nelle carceri e nelle comunità di accoglienza: per chi soffre nel corpo e nella psiche, per chi dipende da sostanze e situazioni, per chi è straniero.
Crediamo nel Dio presente nelle lacrime, nei silenzi, nei gemiti, nelle grida di
sofferenza; nei sorrisi e nelle manifestazioni di gioia; presente in chi è affamato, assetato, nudo, ammalato, carcerato, forestiero; nelle parole e nei gesti di concreta prossimità e solidarietà. Nel Dio presente nelle resistenze, nelle lotte delle comunità e dei popoli per la giustizia, la verità, la pace;nel Dio presente nel creato e nella contemplazione delle sue manifestazioni.
Crediamo nel Dio che in Gesù si manifesta come il Dio totalmente umano: padre,
madre, fratello e sorella, amico di noi donne e uomini in cammino nella storia. Nel Dio della misericordia e dell’accoglienza di ogni persona di qualsiasi provenienza e appartenenza, di qualsiasi condizione.
Crediamo nel Dio che ci chiede responsabilità, fedeltà, coerenza.

Crediamo nel Dio che nelle parole e nei gesti di Gesù indica la strada a una Chiesa guidata dallo Spirito, capace di condividere i beni; di ascoltare, di prendere a cuore le sofferenze e le fatiche dell’umanità. Nel Dio che sospinge la Chiesa a uscire dal tempio per vivere in cammino conl’umanità per contribuire a renderla più umana.
Crediamo nel Dio che comunica libertà ed esige libertà, che resta sempre il
Totalmente Altro, al di là di tutto ciò che il linguaggio umano può raccontare di Lui, anche di quanto noi stessi affermiamo in questa lettera; che garantisce laicità perché chiede fiducia, confidenza, affidamento, dialogo e confronto.
Crediamo nel Dio presente nel nostro vivere, amare, dedicarci, impegnarci, soffrire,
e quando sarà il momento, morire nel modo più umano possibile. Nel Dio che ci accoglierà nel suo Mistero dopo averci accompagnati nella quotidianità della nostra vita nella storia.

mercoledì 16 dicembre 2009

Presepio nero

Ecco il presepio (nella foto) dello scandalo nell'aula consigliare del FVG.
Nella mia simpatica e razzista regione i consiglieri regionali hanno deciso che in aula ci deve essere un crocifisso ma non una foto del Presidente della Repubblica, e un presepio con le statuine nere, per qualcuno, costituisce una grave offesa al cristianesimo.

Dal Piccolo riporto le parole del Narduzzi: «La sinistra ha scelto la via dello scherno e dell’irrisione per replicare alla campagna di difesa dei simboli cristiani intrapresa dalla Lega Nord. Il gesto del consigliere Menis simboleggia l’abiura ormai definitiva della sinistra nei confronti della cultura occidentale e cristiana. Non si accontentano di un tacito supporto all’Islam e ai profanatori dei nostri simboli. Adesso si spingono fino alla derisione delle nostre tradizioni. Dopo i recenti episodi di cronaca, cercare lo scontro deliberatamente è indice di irresponsabilità».
e quelle del Menis (autore del famigerato gesto):
«Come ha auspicato lo stesso Mogavero, magari il presepe possa essere un messaggio di integrazione: questo voleva essere il senso del mio gesto, ma ho visto impallidire i colleghi leghisti. Evidentemente, per una certa parte politica, i principi e i valori del cristianesimo vanno adattati al colore della pelle, forse dimenticandosi l’insegnamento di uguaglianza che viene proprio dal Vangelo».

Per fortuna Gesù è risorto e non si rivolta nella tomba a sentire come il suo messaggio viene ormai quotidianamente tradito e strumentalmente usato.

Buon Santo Natale e a tutti.
"Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama".
Luca 2 ,14